LA LIBERTA’ E L’EREMO SOCIALE

In un certo senso, la libertà è come l’aria che respiriamo. Non ci chiediamo cosa sia, non perdiamo tempo ad analizzarla, a discuterne o a occuparcene. A meno che non siamo in una stanza gremita di persone e ci troviamo a respirare con difficoltà1.

Libertà di pensiero, di viaggiare, di parola, di studio, di conoscenza, di amicizia, libertà di essere libero, libertà vigilata, libero arbitrio,  cos’è la libertà?

Siamo nati in un’epoca, in una parte del modo, dove  tutto è gratis, tutto è permesso,  nulla è sofferto e nulla è vietato,  apparentemente liberi di fare e pensare ciò che più desideriamo o vogliamo, i media ci dipingono una realtà  a tinte pastello ed un futuro mirabolante da cavalcare sui colori dell’arcobaleno… ma è proprio così?

Siamo liberi di agire e di pensare o siamo stereotipati dal senso comune dalle opinioni degli altri,  la nostra libertà è nostra o è vincolata ai condizionamenti sociali? L’idea e la presunzione del libero arbitrio hanno reso l’ordine sociale un enigma.

Siamo liberi pensatori, intellettualmente onesti con noi stessi o siamo la Maschera di Noi stessi?

La nostra libertà possiamo manifestarla in una piazza virtuale dove tutti possano vederla e giudicarla , valutarla,  pesarla e vagliarla, per misurare il grado di omogeneizzazione, credibilità e di  accettabilità sociale e se, e solo se, sarà rispettato il paradigma sociale, inteso come l’enunciazione delle forme della falsa convivenza, saremo riconosciuti come appartenenti al Gruppo e quindi liberi di espressione.

Freud definisce la società come conflitto di tutti contro tutti, e queste contraddizioni devono essere sottoposte a delle leggi. La società limita fortemente la libera realizzazione della vita psichica ed è proprio questa limitazione che caratterizza la civiltà, ed è a causa di queste restrizioni che nasce nell’uomo il desidero di libertà, libertà intesa come ribellione contro l’ingiustizia e le prevaricazione.

Secondo una concezione non solo kantiana, la libertà è una condizione nella quale operare una scelta, come pensiero prima,  come azione poi,  un’azione non scevra da condizionamenti ambientali e di qualsiasi forma di credo.

«L’essenza della libertà è sempre consistita nella capacità di scegliere come si vuole scegliere e perché così si vuole, senza costrizioni o intimidazioni, senza che un sistema immenso ci inghiotta; e nel diritto di resistere, di essere impopolare, di schierarti per le tue convinzioni per il solo fatto che sono tue. La vera libertà è questa, e senza di essa non c’è mai libertà, di nessun genere, e nemmeno l’illusione di averla»2

La Libertà, si manifesta nel momento in cui Noi possiamo dare un senso alle cose e dal quel momento le cose diventano portatrici di significato, di creazione. Come assioma della libertà potremmo quindi dire: “non siamo liberi di essere liberi, bensì siamo condannati alla libertà”, senza progettualità non avremmo valori e senza valori saremmo nulla. Così come non abbiamo scelto di essere, allo stesso modo non abbiamo scelto di essere liberi.

“L’uomo è condannato a essere libero. Condannato perché non si è creato da solo, e ciò non di meno libero perché, una volta gettato nel mondo, è responsabile di tutto quanto fa”3.

Partendo da questo assunto, l’uomo tende a nascondere la libertà per non doverne rispondere in prima persona, appropriandosene e rubandola ai deboli ed a chi ne ha diritto.

La libertà in quanto frutto di un percepito sociale e personale, non ha valore assoluto, ma fonda le proprie radici nell’etica e nella morale della società nella quale vive, e da queste struttura la propria natura.

Storicamente leggiamo come il “vivere” sia proporzionato  alla libertà: dalla schiavitù, dall’emancipazione, alla trasgressione, guerre e pace, lotte che per la libertà prevaricano, guerre che per un senso di giustizia creano schiavi.

Il progresso ci autorizza ad esportare la libertà e la democrazia con la Forza, senza considerare consapevolmente quali saranno le ricadute in termini umani e di collettività.

La libertà non può prescindere dall’educazione e dal rispetto, la libertà è legata a principi e regole condivise accettabili ed accettate, nulla cresce dal nulla, anche la libertà come un albero deve essere curato, coltivato, seguito con passione.

Dunque la libertà è utopia se non viene insegnata e appresa, se non c’è alla base una convincente passione ideale, che trasformi l’idea in sistema e il sistema in un articolato, equilibrato e armonico passaggio di diritti e doveri, perché la libertà è il frutto di una democrazia morale che passa attraverso il riscontro di ciò che è e di ciò che deve essere.

Nella società del benessere la bilancia della dis-equità è sempre pendente verso noi, non è scontato il passaggio tra il diritto ed il dovere, all’apparenza i doveri sono sempre superiori ai diritti, ed ecco che il presunto eccesso di doveri viene letto come un’imposizione ed un ledere la libertà personale. (in termini di diritto/dovere spesso ci arroghiamo diritti che non concediamo ad altri)

L’espressione democratica di libertà legata al dovere assume il sapore di un ossimoro, tendiamo a dare al termine libertà una connotazione solamente di diritto, mentre la libertà nel su assunto comprende sia il diritto che il dovere, un dovere etico di condivisione di spazi e regole.

Per uscire dall’utopia bisogna entrare nel cuore dell’aspettativa umana, avviandola verso una sempre più cosciente e consapevole assunzione di senso di responsabilità, togliendo alla libertà la sua arbitraria innaturalezza, per fare posto a corresponsabilità congiunte di diritti e di doveri, dove tutto converge verso una più adeguata realizzazione del bene comune, alla realizzazione del quale tutti, indistintamente, siamo chiamati a dare il nostro personalissimo contributo4.

 

“ La libertà è scegliere, ma non la libertà di non scegliere. Non scegliere infatti significa scegliere di non scegliere”. (L’Essere e il Nulla)

1   La libertà  Z. Bauman

2   Isaiah Berlin

3    Sartre, J. P., L’esistenzialismo è un umanismo, Milano: Mursia, 1986

4  riflessioni-dal-sacro-monte-f-magnani

Articolo di Gianluca Grossi