Per-só-na dal latino: per: attraverso – sonar: risuonare. Così era chiamata in antichità la maschera indossata dagli attori, che oltre a coprire il volto funzionava da amplificatore per la voce. Come si è passati dal significato originario a quello attuale, dalla maschera all’uomo? La ragione è da ricercarsi nella concezione del teatro che vigeva nell’antica Roma. Le maschere romane erano simili a quelle greche, coprivano l’intera testa e avevano caratteri somatici molto marcati in modo che gli spettatori potessero riconoscere immediatamente il personaggio. Di conseguenza da «maschera teatrale» la parola ha preso il valore di «individuo non specificato», «corpo», fino ad acquisire l’attuale significato di «individuo della specie umana».
Dalla maschera si passò al personaggio. Dal personaggio si passò alla persona – uscendo dalla scena.
Se il termine “persona” richiama al mondo del teatro e delle maschere non è difficile associarlo all’interpretazione pirandelliana dell’essere umano, un’ottima chiave di lettura per comprendere la soggettività della realtà che ci circonda.
L’Uomo, La Persona non è mai realmente “Uno solo” ma indossa diverse “maschere” in relazione ai diversi contesti che lo circondano. Il protagonista dell’opera pirandelliana “Uno, Nessuno, Centomila” passa dal considerarsi unico per tutti (Uno) al concepire che egli è un nulla,(Nessuno),alla consapevolezza della molteplicità di ruoli che assume nel suo rapporto con gli altri (Centomila).
UNO, il personaggio, CENTOMILA le persone che lo osservano e lo interpretano (gli attribuiscono una maschera), NESSUNO quindi, poiché essendoci centomila opinioni su di lui, la sua vera identità svanisce…
Giorgia Bedin