Intelligentia, facoltà di intendere e di ragionare, intellezione, intendimento, ragione, raziocinio, razionalità, attitudine a intendere con facilità, acume, acutezza, ingegno, perspicacia, prontezza, sagacia, genialità … Pensare …

Possiamo declinare in più modi l’intelligenza: dote genetica, faticosamente stimolata, iperdotata, superdotata ma rispetto a chi, a cosa? L’intelligenza è un parametro assoluto o anch’essa deve essere contestualizzata e comparata?
Cresciamo con il mito dell’intelligenza, della razionalità, della sfida nella logica, come gladiatori della vita nel continuo dimostrare di valere. Passiamo giornate a colpi di idee e sgambetti di pensieri, per dimostrare tutto il nostro valore, valore supremo e superiore.
Il tempo cambia le prospettive. “Da sempre e per sempre”, tutto evolve, tutto cambia, tutto si adatta, così anche l’intelligenza, pilastro di singola superiorità, inizia a guardare con occhio di concupiscenza all’intelligenza collettiva, un’intelligenza Smart dove “Nessuno sa tutto, ognuno sa qualcosa”. Un’intelligenza comoda, tutti dicono e nessuno risponde, la massa non più critica ma vincente, uniformata. La diffusione dei social ha consentito la genesi di una nuova strutturazione sociale, scardinante le logiche della fisica legate allo spazio e al tempo. Le comunicazioni sono immediate in tutto il mondo, tutti con tutti e tutti contro tutti, senza gerarchie, unite solo da fulcri di interesse, da condivisioni di saperi, di piaceri, di crescita.
Nasce l’idea dell’intelligenza collettiva, un fluido che genera capillarità di conoscenze, in auto valorizzazione, coordinata in tempo reale.
Si è generato uno strumento di libertà di pensiero, che permette all’individuo singolo di contribuire alla crescita della collettività mettendosi al servizio della stessa, condividendo le proprie conoscenze e, al contempo, attingendo dalla stessa fonte nuova linfa di sapere.
Ecco che “la totalità del sapere risiede nell’umanità”. Tutta l’esperienza del mondo, quindi, coincide con ciò che le persone condividono e non esiste alcuna riserva di conoscenza trascendente. L’intelligenza collettiva può essere interpretata, un aggregato sistematico di intelligenze individuali, in cui relazioni e collaborazioni producono effetti massivi a livello culturale, sociale e antropologico. Vi è un’etica sottesa all’intelligenza collettiva, che sta nel riconoscere la libertà di pensiero e di espressione a ogni membro della community e lo stesso riconoscimento di ogni membro all’intera community.

Intelligenza collettiva e Bias cognitivi
In ogni processo decisionale, ogni valutazione, ogni progettazione prevede delle scelte, la nostra mente progetta con il massimo risparmio e utilizza più scorciatoie possibili, scorciatoie mentali che, come un corso d’acqua, creano dei canali preferenziali e, quindi, dei potenziali errori sistematici.
Partendo dall’assunto che non viviamo nel mondo reale, ma nella visione che di esso abbiamo creato, i bias cognitivi sono errori che compiamo sistematicamente nel valutare decisioni quotidiane o, più in generale, qualsiasi situazione attorno a noi.
I bias dipendono in gran parte dalla nostra cultura e potremmo definirli come scappatoie o stereotipi, una forma di adattamento del nostro cervello, che hanno effetti sul ragionamento e sul comportamento e sono necessari per la nostra sopravvivenza.
Qual è, dunque il punto di confronto tra intelligenza collettiva e Bias cognitivi?
Uno dei Bias più evidenti è il cosiddetto bandwagon effect: è la tendenza a fare o pensare una certa azione nel momento in cui si viene a sapere che molti altri hanno fatto lo stesso.
In altre parole, l’effetto gregge è caratterizzato dal fatto che la probabilità che qualcosa sia adottato o creduto aumenta al crescere della percentuale di persone che già lo fanno. Man mano che la gente crede sempre di più in qualcosa altri “saltano sul carro”, a prescindere dal fatto che quel fenomeno sia dimostrato o meno.
Questo effetto può essere dovuto a un’innata preferenza per la vita di gruppo (e quindi dalla volontà di non sentirsi esclusi da esso) o dalla naturale tendenza delle persone a raccogliere informazioni presso gli altri; la potenza è tale che si ha quest’effetto, anche se non vediamo direttamente la persona, è sufficiente leggere un’informazione contenete questo bias.
Un altro bias frequente lo ritroviamo nell’effetto Dunning – Kruger, considerato come una distorsione cognitiva a causa della quale persone poco esperte in un settore tendono a pontificare e a sopravvalutare le proprie abilità e, al contrario, persone capaci e competenti tendono a sottostimare le proprie competenze.
In un ambiente d’intelligenza collettiva tutti possono comunicare con tutti, in un contesto comune che non è irradiato da un centro, ma è formato dalle interazioni dei tanti centri che ne costituiscono la struttura di rete. Si costruisce così un universo di significati comune, nel quale ognuno può trovare il suo posto. Nessuno è obbligato a condividere le idee degli altri: semplicemente si partecipa allo stesso universo di significati, allo stesso contesto, legati da euristiche comuni.
Ecco che i bias posso essere trattati come una conseguenza dell’utilizzo di un’euristica, immaginando le euristiche come delle strade rapide che seguiamo per affrontare determinati problemi. Quando un’euristica compie un’imprecisione, un errore, ci troviamo di fronte a un bias cognitivo.
Gli effetti dei bias sulla comunicazione e, quindi, sull’intelligenza collettiva sono impernianti, la velocità di pensiero e di reazione tende ad agevolare le scorciatoie, le imitazioni a prendere in prestito pensieri e costrutti. Si accentuano così gli effetti Primacy e Recency.
L’effetto primacy consiste nel ricordare maggiormente ciò che accade nei primi istanti di una qualsiasi esperienza; l’effetto recency porta a ricordare ciò che avviene alla fine. Sono due bias dagli effetti molto evidenti, nell’era del multitasking ascoltiamo l’inizio e la fine di un discorso e rielaboriamo la parte centrale, cercando di completarla come più ci sembra opportuno.
Il futuro dell’intelligenza collettiva dipenderà dalla capacità di risolvere la questione dei bias, dei pregiudizi e delle scorciatoie che causano discriminazioni sociali. L’aumento dei dati a disposizione, la velocità d’interazione e le reti spontanee rischiano di diventare un problema fondamentale per il futuro.
Quindi, se come intelligenza collettiva abbiamo definito le azioni di un gruppo di soggetti che, pur mantenendo le proprie caratteristiche e peculiarità individuali, si coordinano e agiscono in base ad un pensiero e un ideale comune, l’evoluzione per la sopravvivenza dovrà puntare verso un valore più nobile ed etico. Quando si tesseranno reti di collegamento tra persone diverse, in circostanze differenti, al di fuori delle loro zone di confort, con il solo fine di creare dialoghi costruttivi, anche in presenza di pensieri diversi e discordi ma in piena collaborazione nel nome di un bene comune, avremo raggiunto un’intelligenza plurale.

Gianluca Grossi